Il Documentario

Alimentare la vita è un documentario che affronta tematiche sociali universali: gli squilibri demografici, il futuro della città e il divario tra ricchi e poveri; raccontate attraverso l’esperienze di vita di cittadini di diverse aree del mondo.

Si tratta di gravi problemi che ancora non hanno una soluzione, che ancora non sono stati presi sufficientemente in considerazione, dei quali non c’è sufficiente coscienza e che stanno danneggiando la vita della maggioranza della popolazione.

Vogliamo realizzare un documentario che abbia molto impatto e che produca sensibilità e coscienza sociale.

l documentario si sviluppa seguendo il punto di vista del regista, a partire dalla sua esperienza di vita a Roma e in diverse città dell’Argentina, presentando così la vita negli slum.

Il racconto si costruisce a partire dalla storia di alcuni abitanti di Roma: Vesna e Claudio, rom che vivono in un campo nomadi.

Più avanti entrano in scena diversi immigrati di diverse aree del mondo che hanno vissuto in uno slum.

Così ci addentriamo nella soggettività di chi vive ai margini, cittadini che con le loro diversità, sono i testimoni delle immense periferie disastrate, dislocate in ogni continente, dove vivono milioni e milioni di persone. Con ognuno dei personaggi cercheremo di risaltare le caratteristiche culturali, cercando anche di costruire un racconto che a fianco della mostruosità del sistema attuale dia spazio alla bellezza delle distinte espressioni artistiche. Quindi avremo canti, balli, arti plastiche.

E’ così che entriamo nella dimensione esistenziale, non solo nelle statistiche dei numeri dell’ingiustizia e della misera attuale. Alla fine arriviamo in Argentina dove conosciamo “la villa” da dentro, per mano di Cesar Gonzales, un giovane che durante la sua permanenza in prigione per vari delitti, ha preso coscienza delle sue “condizioni di origini”, si è quindi convertito in un poeta e cineasta, è oggi occupato in diversi progetti che dalla “cultura della villa” cercano di far luce sulle contraddizioni di questo modello di sviluppo.

Speriamo che questo film possa inserirsi nel dibattito che si aprirà a partire del 2015 per due eventi puntuali dell’agenda internazionale:

– la fine del Millennium Program dell’ONU, un programma di 15 anni, nato nel 2000, che aveva come primo punto sradicare la fame e l’estrema povertà. Attendiamo la conferenza dove l’ONU presenterà i risultati e il dibattito che ne sorgerà.

– L’Expo 2015 di Milano, dove abbiamo già uno spazio per una anteprima del film documentario, nel Padiglione della società civile. Il tema della Expo è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

A questi eventi bisogna sommare l’agenda giornaliera di eventi che danno testimonianza della povertà che cresce a fronte di una concentrazione sempre maggiore delle ricchezze, da pochi giorni Oxfam ha pubblicato uno studio che mostra come dal 2016, l’1% della popolazione sarà più ricco del restante 99% , finora si stimava il 2% contro il 98%.

Nel presentare il progetto abbiamo più volte usato lo slogan: far conoscere al 20% più ricco come vive il 20% più povero. Crediamo che esista molta recettività su questi temi, e raccontarlo attraverso storie di emigrazione, a partire da un emigrato (regista), lo rende ancora più interessante.

Esistono diverse opere, similmente alla nostra, di natura sociale e globale, produzioni indipendenti che per le tematiche toccate e la franchezza in cui si affrontano i grandi temi della comune convivenza, riscuotono eco e generano passione, passione alimentata dalla speranza che nonostante il disastro crescente, qualcosa si può fare.

Come dice un proverbio popolare, la speranza è l’ultima a morire.

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Sinossi

Roma, il Quadraro. Come sono cambiate le cose, da quando nel mercato Pasolini girava Mamma Roma. La città è cresciuta e non ci sono più le baraccopoli di una volta. Oggi Roma è una metropoli multietnica, le borgate di Roma oggi sono rimpiazzate da mini baraccopoli, stabili occupati e grandi periferie in decadimento.

La vita scorre nelle periferie cercando di dare un senso all’esistenza.

Attraverso i racconti di migranti che oggi vivono in Roma. Conosceremo il destino di chi non ha avuto scelta e vive nelle immense baraccopoli, nelle periferie del mondo.

Nessuno decide dove nascere. E se fossimo nati in una favela, o a Gaza, o in un campo profughi o in uno slum?

Dal 2007, per la prima volta nella storia, più del 50% della popolazione mondiale vive in contesti urbani e nel 2050 sarà il 70%, 3 miliardi vivranno in un ghetto. Sono cambiamenti che non sono stati compresi ed è troppo tardi per essere pessimisti.